Villagers – Becoming a Jackal (2010)
I Saw the Dead. E’ il titolo del primo brano – ed è subito colpo al cuore. Entrata lieve d’archi, un giro di pianoforte che ricorda la Dragonfly di My Brightest Diamond, la voce che vi si appoggia sopra, tutto in tensione verso un crescendo che neanche le percussioni spezzano. Si raggiunge l’apice con il cantato che ripete il titolo “I Saw the Dead” cui segue un ritornello sinfonico. Inizia la trasformazione del ragazzo in sciacallo, ma giunge al termine un brano che non verrà più eguagliato nel resto dell’album. Non si disperi, ‘ché la scrittura resta sempre alta, non ci sarà nessuna vera e propria caduta. Anzi, ci si riavvicinerà a quel livello con The Meaning of the Ritual, altrettanto drammatica, per quanto senza quella tensione, anzi, caratterizzata da uno sviluppo “piano” per chitarra-organetto-voce. Pieces, sul finire del disco, ha invece una simile costruzione in crescendo, con tanto di ululati e dissonanze di violino.
La parte centrale del disco (da Home a Set the Tigers Free, diciamo), pur mantenendo l’alone malinconico, è leggermente meno cupa, in particolare nel rockettino sixties di The Pact o in That Day, nata evidentemente sotto il segno degli Arcade Fire (ma l’antecedente viene in mente anche altrove).
L’esordio solista del dublinese Conor J. O’Brien, già nei The Immediate, è in definitiva un bel disco di pop sinfonico. Detto degli Arcade Fire, altri nomi che gli si possono accostare sono quello degli Sleeping States, per certi cantati meno melodici, o di Elliott Smith, perché comunque il retroterra è cantautorale. Fra i dischi da sentire di quest’anno, sicuramente.



Sapete dove trovo i brani in italiano?
Katrin
Intendi i testi tradotti? Non saprei… Eventualmente posso passarti i testi in inglese: non sono particolarmente difficili.