Inlets – Inter Arbiter (2010)
Mi hanno ricordato immediatamente gli Sleeping States, autori di uno dei dischi per me più belli del 2009. Ma c’è di più. Strumentazione e produzione (una perfetta sovrapposizione di così tanti suoni) rimandano a un DM Stith solo un po’ meno soffuso, mentre le linee vocali a tratti sono più Radiohead (Bright Orange Air), a tratti, per le intersezioni, più Dirty Projectors, ma anche Gentle Giant (Canteen).
Dopo due ascolti penso già che sia un capolavoro e mi sbilancio pure col voto. Ma non si tratta certo di ascolto facile. Come in Great Exit Lights, con base di mandolino e basso coadiuvato da qualcosa che parrebbe un trombone. Poi una specie di ritornello con chitarra acustica, clarinetto, fisarmonica. E una batteria che resta in secondo piano, potendo costruire un ritmo fatto di rullate e piatti che accompagna e non salta in primo piano.
E’ solo un esempio, ma la scrittura è spesso ostica, offre pochissimo all’orecchiabilità e nulla alla prevedibilità. Gli strumenti sembrano giocare a rincorrersi e a far perdere il filo: difficile, sulle prime, percepire ogni sfumatura. Così riascoltare, dopo la chiusa à la Beirut di Your Good Arm, è irresisitibile gioco da giocare.



assolutamente d’accordo! io aggiungerei anche, sebbene in misura minore, come influenze anche rufus wainwright (per una certa solennità nel canto), i grizzly bear e le loro armonizzazioni e anche i dez mona (un duo belga che non so se conosci) per l’attitudine un po jazzy di arrangiare. ma è chiaro che comunque un grandissimo disco che cresce ad ogni ascolto!
p.s.: non conoscevo il tuo blog, ma ora è già in roll sul mio!
Grazie per il roll, ricambiato
Concordo sui Grizzly Bear. Wainwright lo conosco poco, mentre per niente i Dez Mona. Approfondisco, grazie.