The Irrepressibles – Mirror Mirror (2010)
Sono in 9, una piccola orchestra, e suonano un fottio di roba, dal pianoforte al violoncello all’oboe. Sembra che il meglio lo diano negli spettacoli, ancora più teatrali della loro musica: si parla di strumentisti volanti e altre circenserie, oltre che una scelta di sole location di prestigio (in Italia hanno suonato a Villa Anna in quel di Ispica, RG). Se la dimensione della band è quindi quella live, viene da pensare che il disco sia meno interessante, eppure ci troviamo di fronte ad un’opera di altissimo livello. In primo luogo salta all’orecchio la voce, potente, drammatica, e siamo subito a pensare ad Antony. Che è la somiglianza prima di queste tracce, non solo per la voce, ma anche per certi rimandi al vaudeville e alla musica da camera. Poi facciamo più caso agli arrangiamenti, pieni, con gli archi che tendono più alla ritmica che alla melodia (e in questo si sente una somiglianza con certo Nyman orchestrale, ma anche con Sufjan Stevens). Di rilievo anche le due ballate (Forget the Past e The Tide), dove l’enfasi degli arrangiamenti si tramuta in un accompagnamento dalle tinte tenui, con i violini a tenere note più lunghe e una maggiore gentilezza dell’insieme, pur senza perdere in intensità, con alcuni cantati che ricordano Patrick Watson.
Vabbe’, si capisce dal voto, comunque ribadisco che per me si tratta di un capolavoro.


